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Storia del Tartufo Nero

Etimologia e breve storia del Tartufo Nero.
Dopo diversi studi linguistici si è giunti alla conclusione che la parola tartufo derivi da territùfru, una sorta di volgarizzazione del termine latino terrae tufer.
Il termine tufer avrebbe sostituito quello di tuber.
Lo storico Giordano Berti con i suoi studi condotti, sostiene che il termine tartufo derivi da terra tufule tubera, titolo presente in un’illustrazione presente nell’opera Tacuinum sanitatis, codice miniato del XIV secolo con contenuto prevalentemente naturalistico.
Questo termine nasce anche dalla somiglianza che si era data al tartufo con la pietra porosa rossa (il tufo) usata nelle costruzioni nell’Italia centrale.
In dialetto poi questo termine si trasformò in trìfula, trèffla, trìfula, soprattutto nel seicento, in Europa poi assunse varie dizioni: truffe in Francia, Truffel in Germania e Truffle in Inghilterra.
Il tartufo era conosciuto già nell’antica Grecia e Roma.
Il filosofo greco Plutarco di Cheronea (I secolo d.C.) ritenne che questo tubero nascesse niente meno che nascesse dalla commistione di acqua, calore e fulmini.
Da qui il poeta romano Giovenale scrisse che il “tuber terrae” ebbe origine da un fulmine scagliato da Giove vicino ad una quercia, arbusto a lui sacro.
Questo mito conferisce anche al tartufo la caratteristica di prodotto afrodisiaco, data la prodigiosa attività sessuale del re dell’Olimpo.
Questa antica leggenda poco si discosta dalla realtà scientifica in quanto i fulmini sono attirati da alberi ricchi d’acqua come la quercia che è l’arbusto d’eccellenza per la proliferazione dei tartufi.
Galeno scrive, infatti: “ il tartufo è molto nutriente e può disporre della voluttà”.
Gli antichi infatti lo consideravano “il cibo degli dei” e molti ricettari romani consigliavano di cuocere il tubero sotto la cenere e consumarlo con il miele.
L’uso gastronomico del tartufo è noto fin dall’antichità , dai babilonesi agli egiziani, dagli antichi greci che lo chiamavano Hydnon (da qui Idnologia, la scienza che studia i tartufi) ai Romani.
Nel periodo rinascimentale famosa è l’opera del medico Alfonso Ceccarelli , l’Opusculus de Tuberis. Una raccolta delle varie descrizioni naturalistiche e aneddoti storici, sia greci che latini.
Per molto tempo i naturalisti si scontrarono sulla classificazione del tartufo: per molti era un’escrescenza del terreno, per altri una pianta, per altri ancora un animale.
Resta il fatto che in ambito culinario, sia nell’antica Roma che nel periodo medioevale e rinascimentale, il tartufo fosse un alimento altamente apprezzato.
Per alcuni studiosi dell’epoca questo tubero, grazie al suo aroma, rappresentava una sorta di “quinta essenza”, capace di provocare una sorta di stato di estasi per che ne deliziava l’olfatto e il palato.

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